domenica 20 gennaio 2019

Un detto indù - di Marco Gandolfo



Un detto Indù recita:

Ci sono giocatori di scacchi che giocano male e non sanno di giocare male.  ( 1 )

Ci sono giocatori di scacchi che giocano male e sanno di giocare male

Ci sono giocatori di scacchi che giocano bene e non sanno di giocare bene. 

Ci sono giocatori di scacchi che giocano bene e sanno di giocare bene.  ( 2 )


Anche se quanto riportato può essere inteso come l'elenco di quattro categorie, riteniamo tuttavia che il testo vada interpretato innanzi tutto come riferentesi a quattro tappe o gradi di un processo conoscitivo che procede dall'ignoranza   alla conoscenza. ( 3 ) L'assenza o la presenza del padroneggiamento del gioco presente in due dei quattro gradi è complementare alla coscienza e può essere inteso come un  effetto relativamente "esteriore", ovvero il segno dell'avvenuta unificazione interiore del giocatore. Tuttavia va ricordato che un padroneggiamento  anche estremamente elevato degli aspetti più impegnativi del gioco, non  può da solo testimoniare il conseguimento effettivo del quarto grado. Un effetto può procedere da cause diverse, addirittura antitetiche tra loro. Dunque il solo padroneggiamento tecnico, se non unito alla consapevolezza non può che rimandare al 3° grado.  Così come tutti hanno in sè stessi la buddità, ma pochi la realizzano, similmente pochi giocatori potranno giungere  alla effettiva realizzazione del 4° grado . Questo è semplicemente dovuto al fatto che ogni essere non può  sviluppare altro che quanto porta in sè stesso fin dalla nascita. Pochi tra tutti coloro che mostrano un effettivo talento saranno in grado di padroggiare magistralmente il gioco e pochissimi avranno piena consapevolezza di quanto il gioco trasmette non solo sul piano prettamente ludico ma in quanto simbolo , fatto che consente di penetrare il messaggio veicolato dallo stesso nella misura consentita dalle proprie qualificazioni intellettuali. l''effettiva conoscenza del Nobil Gioco non potrà prescindere dalla penetrazione di quanto esso è e di quello che significa. Non sarà dunque sufficiente il tempo dedicato allo studio del gioco, non sarà  grazie a insegnamenti particolarmente profondi riguardanti aspetti tecnici, nè mediante altre modalità non portanti al nocciolo che si potrà giungere a essere un giocatore di scacchi che gioca bene e sa di giocare bene.. dove  si nota, sia detto di passaggio, un equilibrio tra conoscenza e azione, tenendo presente che la seconda  in un contesto normale è sempre subordinata alla prima.

    

I quattro gradi:
 
1 - Ci sono giocatori di scacchi che giocano male e non sanno di giocare male 


Rappresenta il grado proprio all'ignoranza, manca la competenza e manca la coscienza di non essere competenti. L'azione risulta totalente scoordinata e priva di unità.     

2 - Ci sono giocatori di scacchi che giocano male e sanno di giocare male  

Qui sorge la coscienza e la consapevolezza di giocare male. E' il primo fondamentale passo: comprendere che l'azione posta in atto è disordinata e priva di unità  . 


3 - Ci sono giocatori di scacchi che giocano bene e non sanno di giocare bene  


Questo grado è im relazione con il primo. In entrambi i casi è assente la consapevolezza del  valore del proprio agire, con la non trascurabile differenza che il giocare male del primo caso si è trasformato in un giocar bene sia pur attualmente incosciente.

4 - Ci sono giocatori di scacchi che giocano bene e sanno di giocare bene ( 4 )

Si tratta dei saggi la cui azione non è determinata dal desiderio di ottenere qualcosa, come ad esempio la vittoria ( 5 ), coscienti che essi possono giungere a padroneggiare l'azione ma non i frutti che scaturiscono da essa essi giocano in totale serenità. Essendo sciolti dagli attaccamenti mondani  essi   sono indifferenti sia alla vittoria come alla sconfitta. Così la loro mente pacificata non sarà turbata dalle vicissitudini della battaglia, alla quale parteciperanno senza esserne realmente coinvolti. La loro presenza sarà analoga a quella del Testimone interiore ( Ātman ). Il loro fare naturale svilupperà un gioco che sboccerà spontaneo e coerente a testimoniare l'unificazione interiore realizzata che si rifletterà nei movimenti del loro esercito che si muoverà come un un corpo coordinato e uno.   In questi casi gli Scacchi divengono  una vera e propria seconda natura, l'arte scacchistica è tutt'uno con il giocatore , di fatto non è altro che una sua facoltà  , un effettivo prolungamento del giocatore: l'insieme dei pezzi componenti la muta sarà per  il giocatore che ha conseguito il padroneggiamento e la consapevolezza, del tutto analoga, se non identica a quel che è la katana per un samurai. Quando  il saggio gioca  a Scacchi la sua condizione è paragonabile a quella del pesce che guizza nell'acqua.      
     
II fatto che si siano scelti gli Scacchi per veicolare un insegnamento riguardante la presa di coscienza, che dall'ignoranza può condurre alla conoscenza, non è certo casuale:gli Scacchi possiedono un simbolismo che si presta mirabilmente  a fornire il necessario punto di appoggio per poter passare gradualmente da una lettura esteriore fino a giungere a una presa di coscienza teorica e talvolta financo effettiva,che la partita in tutti i suoi componenti , compresi i due contendenti, non è altro che una fantasmogonia di Maya e che l'unico elemento reale non è altro che il Testimone, ovvero il principio che tutto illumina e pervade e che alberga in  ognuno di noi.

Note

1 - Al di sotto di tale categoria si potrebbe considerare quella 
dei giocatori di scacchi che giocano male e pensano di giocare bene...infine  per completezza va considerato il caso del
giocatore che gioca bene ma pensa di giocar male..

1 - E' facile notare come sia possibile stilare un elenco simile a quello posto all'inizio del presente scritto, riguardante ogni   attività umana sostituendo   i  termini giocatori di scacchi con una moltitudine di altri. Da tale possibilità deriva l'opportunità di effettuare un sincero esame di coscienza che potrebbe consentirci di riconoscere delle nostre qualità, positive o negative, che non sospettavamo avere in dote.

3 - Mediante la presa di coscienza effettiva della propria condizione che elimina le suggestioni che il mentale ha posto in essere.

4 - Mentre al primo grado il commmento recita:"questi sono gli ignoranti...evitali.."Il commento al presente grado ingiunge a questo proposito: "Questi sono i saggi... seguili!" 

5 - Che è in qualche modo in relazione con il senso di possesso e con l'esaltazione dell'egoità, quando è considerata come il fine del gioco. Si vedano a questo proposito:

Il simbolismo degli scacchi di Titus Burckhardt

The Way of Go by Desmond Meraz

Gioco e serietà di Ananda K. Coomaraswamy

 

e i nostri scritti  


Gli Scacchi come organismo di Marco Gandolfo

Giocare per vincere? - di Marco Gandolfo

Giocare per vincere? Il punto di vista orientale - di Marco Gandolfo

 

 

Le immagini somo tratte da
     
A MANUSCRIPT ON CHESS DEVELOPED FROM THE GAME OF CADURANGA

MYSORE, ANDRA PRADESH, CIRCA 1850

Sanskrit in Telugu script, 151 pages, on paper watermarked "J Whatman Turkey Mill 1833", 24ll. to the page, written in red and black ink, within watercolour rule border, copiously illustrated with watercolour diagrams and board settings of deities and mythological and geometrical designs, a few pages with paste-down alterations, a few blank leaves, original cloth wrappers, with stamp of Rajah of Mysore
Folio 14 7/8 x 9½in. (37.8 x 24.2cm.)
Christie's, 5 June 1996, lot 166 (part lot)   

Marco Gandolfo, Milano 20 1 2019

 

 

 

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